
È una scelta quasi controintuitiva: invece di decidere quale sia il futuro della muscle car, Dodge ne propone due. Pillola rossa. Pillola blu.
Lorenzo Pollini· 18 Settembre 2026
1 / 8Sessant’anni di storia, una quantità imbarazzante di cavalli e un problema apparentemente piuttosto serio: il mondo è cambiato. La Dodge Charger, invece, ha deciso di farlo a modo suo.
Nata nel 1966, nel pieno dell’epoca d’oro delle muscle car americane, la Charger è diventata molto più di una semplice automobile. Silhouette fastback, proporzioni muscolose, motori V8 e un abitacolo pensato per chi guida: ingredienti che, generazione dopo generazione, hanno trasformato quel nome in una vera e propria istituzione della cultura automobilistica americana.
Poi sono arrivati film, serie TV, motorsport e, naturalmente, una quantità di pneumatici posteriori sacrificati sull’altare della velocità. Da Bullitt a Fast & Furious, passando per la pista e le competizioni, la Charger ha finito per diventare un simbolo riconoscibile anche da chi non saprebbe distinguere un differenziale da un tostapane – ne conosco.
Oggi, nel suo 60° anniversario, Dodge ha deciso però di fare qualcosa di molto meno nostalgico: portarla avanti.

La nuova Charger arriva in Europa con una filosofia con diverse sfumature, proponendo due interpretazioni dello stesso concetto. Da una parte c’è la Daytona completamente elettrica
E se l’idea di una Charger elettrica può sembrare un sacrilegio a chi è cresciuto a pane e HEMI, Dodge ha almeno evitato di trasformare la versione a benzina in un semplice cameo.
Sotto il cofano della Charger SIXPACK Scat Pack troviamo infatti un 3.0 litri sei cilindri in linea biturbo da 550 CV e 720 Nm. Numeri che, messi accanto alla vecchia Charger Scat Pack con V8 6.4 HEMI da 485 CV e 644 Nm, raccontano una storia interessante: il downsizing non significa necessariamente arrendersi – certo, poi c’è quella piccola ed annosa questione della diversa colonna sonora…
C’è dell’altro però. La Charger SIXPACK dispone della trazione integrale, ma può trasferire il 100% della coppia al posteriore – uno dei modi migliori per far curvare una Dodge. Ci sono poi Line Lock, Launch Control, modalità di guida dedicate e un sistema di scarico attivo. Perché la transizione energetica sarà anche inevitabile, ma evidentemente qualcuno a Detroit ha deciso che il divertimento non deve per questo finire nel cestino.

Poi c’è la Daytona elettrica. Qui i numeri diventano quasi surreali: la Scat Pack raggiunge 670 CV, scatta da 0 a 100 km/h in 3,3 secondi e completa il quarto di miglio in 11,5 secondi. Dodge ha persino sviluppato il Fratzonic Chambered Exhaust, un sistema che cerca di restituire alla guida elettrica una dimensione sonora più vicina a quella che ci si aspetterebbe da una muscle car. Un po’ come ordinare una carbonara e scoprire che la pancetta è stata sostituita dal tofu: tecnicamente si può fare, ma convincersi che sia la stessa cosa richiede una certa dose d’immaginazione – e coraggio.
Interessante anche la parte meccanica, dove per la nuova Charger compaiono sospensioni anteriori multilink, Integral Link al posteriore, ammortizzatori adattivi a doppia valvola e, sulla Daytona Scat Pack, freni Brembo con dischi anteriori da 16 pollici e pinze a sei pistoncini.
Il modo in cui Dodge sta cercando di mantenere viva un'idea nata sessant'anni fa, mentre tutto ciò che la circonda cambia, è forse l’aspetto più interessante. La Charger non torna in Europa semplicemente come una vecchia icona riesumata per vivere di nostalgia e farci scendere la lacrimuccia: torna con un design che conserva le proporzioni larghe e aggressive che l'hanno resa famosa, ma con una piattaforma moderna e due differenti interpretazioni delle prestazioni, per rimanere al passo coi tempi.
È una scelta quasi controintuitiva: invece di decidere quale sia il futuro della muscle car, Dodge ne propone due. Pillola rossa. Pillola blu.
