
Andare a Stoccarda con la scusa della birra e finire al Porsche Museum
Lorenzo Pollini · 25/08/2026 · 7 visualizzazioni
Ci sono almeno tre buoni motivi per trascorrere qualche giorno in Germania. Due di questi hanno un comune denominatore: una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione di malto d'orzo e cereali di cui, con ogni probabilità, avrete già sentito parlare. Il terzo, invece, ha quattro ruote, un propulsore e un cavallo rampante che adorna il cofano.
Se siete appassionati di automobili, Stoccarda è una di quelle città che prima o poi finiscono inevitabilmente sulla lista. Capitale del Baden-Württemberg e uno dei centri industriali più importanti della Germania, è anche una sorta di terra promessa per chi ha sempre avuto un debole per le auto sportive tedesche.

Il nome Stoccarda deriva da Stutengarten e affonda le proprie origini nella tradizione dell'allevamento di cavalli della città. Un animale che ancora oggi compare nello stemma cittadino e che, secoli dopo, sarebbe finito anche sul cofano di una delle Case automobilistiche più celebri del mondo: Porsche.
A Zuffenhausen, distretto settentrionale della città, si trovano infatti la storica sede del Marchio e il Porsche Museum. Quest'ultimo, inaugurato nel
Da diverse centinaia di metri si distinguono infatti i tre pilastri che si avvitano verso il cielo fino a 24 metri di altezza, ciascuno sormontato da una 911 di una generazione differente. Difficile pensare a un biglietto da visita più efficace: Porscheplatz, tre 911 sospese in aria e la certezza di essere arrivati nel posto giusto.
Poi c'è il parcheggio. E già qui s’intuisce che non si è finiti in un normale museo.
Scendendo nel sotterraneo è infatti facile ritrovarsi circondati da qualche rara declinazione sportiva tedesca o, senza un pizzico di fortuna, da una Porsche; alcuni posti sono infatti riservati esclusivamente ai proprietari: una piccola anticipazione di quello che aspetta pochi metri più avanti, o meglio, qualche piano sopra.

All'interno, la struttura moderna ed elegante del Museo accompagna il visitatore attraverso la storia del Marchio. Non è però una semplice successione di automobili: è un viaggio nell'evoluzione tecnica e stilistica di Porsche. Si parte da molto lontano, dalla Egger-Lohner C2 Phaeton del 1898, il più antico progetto automobilistico sopravvissuto di Ferdinand Porsche e, soprattutto, da una vettura elettrica. Sì avete letto bene, fu un autentico precursore in questa tecnologia. Poi, molti anni dopo, la sua azienda avrebbe trovato altri modi ben più rumorosi per renderci felici: per esempio, mettendo un sei cilindri boxer dietro l'asse posteriore di una 911 GT3 RS. Tornando al Museo, accanto alle innumerevoli evoluzioni della 911 trovano spazio prototipi, vetture da competizione, componentistica proveniente dai propulsori, fotografie storiche e documenti d’epoca. Tutto ciò che ha contribuito a costruire la reputazione del Marchio trova qui il proprio posto - prima che persino i sandali con i calzini diventassero di moda.

Potrei continuare raccontandovi l’emozione di trovarsi davanti alla Porsche 919 Hybrid, vincitrice della 24 Ore di Le Mans 2017, esposta ancora con ferite e residui di gomma della battaglia conclusa, o del propulsore V10 della Carrera GT esibito in tutta la sua tracotanza.
Ma preferisco non dire altro.
E questo perché il Porsche Museum è uno di quei posti che, almeno una volta, vale la pena vivere di persona...magari fra un brezel e un bratwurst.