
Già con la Ferrari Purosangue e la F80, la Casa di Maranello aveva presentato un sistema evoluto di sospensioni, con un’architettura di tipo attivo
Lorenzo Pollini · 11/09/2026 · 102 visualizzazioni
E se vi dicessi che a Maranello stanno lavorando per migliorare il modo in cui sentire un’auto?
Non parlo d’orecchio, ma piuttosto di come il corpo tende a percepire la vettura.
Quando è stata presentata la prima Ferrari elettrica, la Luce, gli argomenti più discussi sono stati ovviamente quelli legati alla powertrain e al design della stessa: probabilmente molti di noi ancora hanno gli incubi la notte - io per primo. Ma devo dire che forse, sotto quelle vesti, la Luce qualcos'altro d’interessante e innovativo potrebbe nascondere.

Partiamo dal fatto che la maggior parte delle auto moderne utilizza sospensioni di tipo convenzionale, mentre sistemi adattivi o semi-attivi rappresentano una soluzione più sofisticata: in questi casi l’elettronica può modificare il comportamento dell’ammortizzatore in funzione delle condizioni di guida. Ma c’è una differenza fondamentale rispetto a un sistema attivo: un ammortizzatore adattivo può modificare la propria capacità di smorzamento, mentre un attuatore attivo è in grado di generare direttamente una forza sul sistema sospensivo.
Già con la Ferrari Purosangue e la F80

Con un’auto elettrica le dinamiche in gioco assumono infatti un ruolo ancora più importante: la presenza di una batteria di grandi dimensioni porta inevitabilmente a dover gestire masse elevate, con conseguenze sull’inerzia della vettura e, soprattutto, su quanto rapidamente a questa massa può essere fatta cambiare direzione o velocità. Allo stesso tempo, la frenata rigenerativa può contribuire alla decelerazione della vettura e quindi ai conseguenti trasferimenti longitudinali di carico.
In termini molto semplici, durante una frenata il carico verticale tende a spostarsi verso l’avantreno, mentre durante un’accelerazione avviene il contrario. In curva, invece, il carico viene redistribuito tra le ruote interne ed esterne. La gestione di queste forze diventa quindi fondamentale per mantenere lo pneumatico nelle condizioni migliori possibili e controllare il comportamento della vettura. Soprattutto se parliamo di Ferrari e prestazioni. Di conseguenza, l’architettura sospensiva non viene più chiamata in campo solo per assorbire le asperità del manto stradale, ma può diventare protagonista anche nella gestione di come questa massa tende a muoversi.
Ed è qui che entrano in gioco le sospensioni attive avanzate della nuova Ferrari Luce: immaginate quindi non più un ammortizzatore come un semplice elemento passivo, ma come parte di un sistema capace di generare attivamente forze. Mi spiego meglio.

Il sistema combina un controllo elettronico, una meccanica di precisione e un motore elettrico. Quest’ultimo, attraverso un cinematismo meccanico, può trasformare la coppia del motore in una forza applicata direttamente al gruppo sospensivo.
Nella tecnologia sviluppata da Ferrari e Multimatic, il motore elettrico a 48 V agisce infatti attraverso una vite a ricircolo di sfere, trasformando il movimento rotatorio in un movimento lineare. In questo modo l’attuatore non si limita a reagire alle sollecitazioni provenienti dalla strada, ma può contribuire attivamente a controllare il movimento delle masse sospese.
Attraverso questo sistema è quindi possibile intervenire sui movimenti di rollio, beccheggio e, soprattutto, controllare in maniera indipendente le forze verticali applicate ai quattro angoli della vettura.

Il punto è che, a volte, le soluzioni più interessanti non sono quelle che si vedono, ma quelle che lavorano sotto la superficie. Ed è forse questo l’aspetto più interessante della Ferrari Luce: non fermarsi a ciò che si vede, ma scoprire cosa si nasconde sotto la pelle.