
Tanta potenza, ma una pesante eredità. Sulla carta, le proporzioni promettono drammaticità; dal vivo, almeno nelle intenzioni stilistiche, il risultato è meno felice. La Type 01 è imponente, riconoscibile e certamente lontana da qualsiasi tentativo di rassicurare il pubblico
Lorenzo Pollini· 9 Ottobre 2026
1 / 51.030 CV, 1.365 Nm, tre motori elettrici e uno zero cento in 3,2 secondi. Numeri che, letti su una scheda tecnica, hanno l'effetto di una secchiata d'acqua gelata. La nuova Jaguar Type 01 è ufficialmente la Jaguar stradale più potente mai costruita. E, almeno sulla carta, anche una delle più sofisticate.
Il problema è che Jaguar non è mai stata soltanto una questione di numeri.

Presentata a New York come il primo capitolo della nuova era del marchio, la Type 01 è una GT elettrica a quattro porte lunga oltre 5,2 metri, con architettura a 850 volt, batteria da 118 kWh e autonomia WLTP dichiarata fino a 720 km. La piattaforma JEA è un piccolo manifesto d'ingegneria: distribuzione dei pesi 50:50, tre motori, quattro ruote sterzanti, sospensioni pneumatiche attive e torque vectoring con tempi di risposta nell'ordine del millisecondo.
Cofano interminabile, abitacolo arretrato, fiancate scolpite, tetto basso e quel luxury gap — la distanza tra il centro dell'asse anteriore e la portiera anteriore — di ben 898 millimetri, che strizza l'occhio alla E-Type. Sulla carta, le proporzioni promettono drammaticità; dal vivo, almeno nelle intenzioni stilistiche, il risultato è meno felice. La Type 01
Eppure, proprio qui nasce la domanda scomoda.
Quanto può reinventarsi Jaguar prima di smettere di essere Jaguar?
Il marchio britannico ha costruito una parte enorme della propria leggenda attorno alla meccanica e alle sue forme. La E-Type, però, non è entrata nella storia soltanto perché era bella: sotto quel cofano c'era un sei cilindri in linea capace di trasformare la bellezza in velocità. Poi arrivò il V12, protagonista della E-Type Series 3, della XJ e della XJ-S. Jaguar produsse oltre 160.000 vetture con il suo V12, un motore che arrivò persino a legare il proprio nome alle vittorie di Le Mans.
Oggi, il marchio che per decenni ha incarnato un certo ideale britannico, fra tè delle cinque, eleganza aristocratica e motori capaci di strepitare ben oltre le buone maniere, ha scelto una strada completamente nuova: quella elettrica. Una decisione coraggiosa, senza dubbio. Ma anche tremendamente rischiosa.

Perché un motore elettrico può essere più rapido, più efficiente e infinitamente più sofisticato di un V12. Può erogare 1.030 CV senza nemmeno alzare la voce. Può mandare la coppia alla ruota giusta in un millisecondo. Può trasformare una GT di 5,2 metri in qualcosa che, almeno nei dati dichiarati, accelera come una supercar.
Ma la potenza espressa in un numero non è emozione.
Un V12 non ti impressiona soltanto quando guardi il cronometro. Ti coinvolge prima ancora di muovere l'auto. Il minimo che prende vita, la vibrazione che attraversa il telaio, la risposta dell'acceleratore, la progressione del contagiri, il rumore che cambia mentre il motore sale verso la zona rossa. È fisica trasformata in teatro.
La Type 01, invece, può fare addirittura 100-180 in quattro secondi. È brutalmente veloce. Ma il brivido che produce sarà inevitabilmente diverso.
Il nuovo corso era già apparso con la Type 00 e con il radicale riposizionamento del marchio, che ha abbandonato il precedente approccio per puntare su un'immagine molto più esclusiva e su vetture elettriche di fascia superiore. Una trasformazione che ha inevitabilmente diviso il pubblico.

Il problema, per Jaguar, non è dimostrare che l'elettrico possa essere veloce. Con 1.030 CV, sarebbe quasi imbarazzante il contrario. La vera sfida è dimostrare che possa essere desiderabile, che dietro una progressione silenziosa e una valanga di coppia esista ancora qualcosa capace di distinguere una Jaguar da qualsiasi altra GT elettrica di lusso.
La Type 01 ha tutti i numeri per impressionare. Ma convincere è un'altra cosa. E, per un marchio che ha fatto dell'emozione una parte essenziale della propria identità, è proprio lì che si giocherà la partita.