
Si chiama Orion. È un V12 aspirato a 65° da 6,8 litri e una scelta oggi tutt’altro che scontata: nessuna sovralimentazione. Una scelta che, nel 2026, ha quasi il sapore di una provocazione adolescenziale: fare esattamente ciò che tutti ti hanno detto di non fare
Lorenzo Pollini· 6 Ottobre 2026
“Il pistone è soltanto ciò che vediamo. Sotto, c’è un mondo di cinematica, fluidodinamica e combustione: il manovellismo, i moti di tumble e swirl, la propagazione del fronte di fiamma. È qui che nasce il carattere di un motore.”
Queste, e altre leggendarie frasi, erano il pane quotidiano durante il corso di Motori a Combustione Interna all’università. Le ricordo ancora oggi con quel sorriso sospeso tra la nostalgia e la consapevolezza di quanto, allora, sembrassero soltanto formule da imparare.

E forse è proprio per questo che, davanti al progetto di Italtecnica, è difficile non fermarsi un istante. In un’industria che parla di tempi di ricarica, batterie e kilowattora con la stessa naturalezza con cui un tempo si sfogliava un’enciclopedia alla ricerca di una risposta, Italtecnica ha scelto una strada apparentemente anacronistica: dodici cilindri, aspirazione naturale e 9.200 giri/min.
Si chiama Orion. È un V12 aspirato a 65°, con 6,8 litri di cilindrata e una scelta oggi tutt’altro che scontata: nessuna sovralimentazione, nessuna scorciatoia per estrarre la sua potenza.
Una scelta che, nel 2026, ha quasi il sapore di una provocazione adolescenziale: fare esattamente ciò che tutti ti hanno detto di non fare.
L’obiettivo, però, non è una semplice celebrazione nostalgica del passato o lo screzio capriccioso verso un genitore, ma la realizzazione di un motore moderno, leggero e ad alte prestazioni, sviluppato secondo standard qualitativi e processi produttivi moderni, con una filosofia molto vicina al motorsport.

Ma perché costruire oggi un grande V12 aspirato?
La risposta, almeno tecnicamente, è tutta dentro il progetto.
Partiamo dal peso, perché è probabilmente il dato che più sorprende: meno di 200 kg, considerando il motore completo di aspirazione e scarico. Per un V12 di questa cilindrata è un numero tutt’altro che banale e racconta bene la filosofia costruttiva. Alluminio, titanio e carbonio sono utilizzati dove servono per contenere le masse, mentre basamento e sotto-basamento sono ricavati dal pieno.
Ma la leggerezza, da sola, non sarebbe sufficiente. Un motore del genere deve anche riuscire a respirare bene.
Ed è qui che tornano in mente quelle parole che allora sembravano quasi formule astratte, buone soprattutto per superare un esame: fluidodinamica, risonanza, onde di pressione. In un aspirato, l’aria non entra semplicemente perché il pistone scende. I condotti diventano parte integrante della progettazione del motore, come nel caso di Italtecnica, sfruttando a pieno fenomeni come la risonanza di Helmholtz e il RAM effect – ovvero l’effetto combinato di velocità del flusso, inerzia e geometria dell’aspirazione. L’obiettivo finale è aumentare il riempimento dei cilindri sfruttando semplicemente la fisica, senza alcuna turbina.
È una differenza sostanziale rispetto alla filosofia di un motore sovralimentato.
850 CV nella configurazione stradale, accompagnati da oltre 750 Nm di coppia. Il limitatore arriva a 9.200 giri/min. Numeri che, già così, sarebbero sufficienti a rendere interessante qualsiasi propulsore.

Ma Italtecnica ha previsto anche una versione Track Day capace di superare i 900 CV a 9.500 giri/min, con oltre 800 Nm e un regime massimo di 10.200 giri/min.
Orion utilizza un sistema di distribuzione a cascata di ingranaggi, doppio albero a camme in testa per bancata e quattro valvole per cilindro, con valvole in titanio e fasatura variabile sia lato aspirazione sia lato scarico. Sotto, un sistema a carter secco con pompa dell’olio a otto stadi si occupa di garantire la lubrificazione anche nelle condizioni più impegnative.
Dietro il progetto un nome importante: Claudio Lombardi. Una figura che non ha bisogno di molte presentazioni per chi conosce la storia della tecnica automobilistica italiana, dalla Formula 1 Ferrari ai rally Lancia. La sua esperienza si inserisce in un progetto che, più che inseguire un semplice valore di potenza, sembra voler recuperare un concetto oggi sempre più raro: costruire un motore in cui la meccanica sia ancora parte integrante della prestazione assoluta.
Non è nostalgia. O almeno, non soltanto.
Orion non prova a ricostruire il passato, ne conserva alcuni principi fondamentali e li traspone nel presente attraverso materiali, elettronica, simulazione e processi produttivi moderni.
Parole che credevamo di aver lasciato sui banchi dell’università, assumono oggi un sapore diverso. Concetti come moto nei condotti, perdite di carico, turbolenza e propagazione del fronte di fiamma, non restano più soltanto capitoli di un esame, ma tornano ad esser protagonisti.
E forse, nel 2026, non c’è provocazione più elegante di questa.