
Si frena, si scala, si lascia danzare la vettura e si torna sul gas. Il motore sale di giri, il sound diventa più presente e il posteriore si alleggerisce quel tanto che basta
Lorenzo Pollini · 24/08/2026 · 5 visualizzazioni
Ci sono automobili che sembrano nate per essere guidate e altre che, più semplicemente, ti fanno venire voglia di guidare. La Mazda MX-5 appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Per capirlo davvero basta aspettare una fresca giornata d'autunno, scegliere una strada di montagna e lasciarsi alle spalle il traffico. Un nastro d'asfalto che serpeggia fra le montagne abruzzesi, tre amici, una MX-5 roadster e una Giulia dopata di cavalli: difficile immaginare ingredienti migliori per una domenica adrenalinica.

La piccola giapponese sa essere sorprendentemente amabile nell'uso quotidiano. Certo, pensare di utilizzarla per una spedizione punitiva all'Ikea richiede una certa dose di ottimismo e, se avete una famiglia numerosa, probabilmente esistono soluzioni più (ir)razionali - vedi BMW M3 Touring od Audi RS6 per esempio. Ma è quando arrivano i tornanti che la Mazdina sembra finalmente trovare il suo habitat naturale.
Basta un piccolo movimento del volante e la MX-5 cambia direzione con una naturalezza disarmante. La vettura segue gli input senza esitazioni, mentre il cambio manuale diventa presto parte integrante del divertimento: innesti corti, precisi, quasi meccanici nella loro immediatezza.
Prima, seconda, e il tornante si avvicina. Si frena, si scala, si lascia danzare la vettura e si torna sul gas. Il motore sale di giri, il sound diventa più presente e il posteriore si alleggerisce quel tanto che basta per ricordarti che, sotto quella carrozzeria apparentemente innocua, c'è una vera

132 CV potrebbero sembrare pochi, ma su una vettura così leggera diventano più che sufficienti per divertirsi senza dover necessariamente raggiungere velocità folli. Anche con i controlli disinseriti in modalità Track, la MX-5 mantiene un comportamento leggibile e progressivo: ti coinvolge, ma raramente ti mette davvero alle corde.
Qualche limite, però, emerge.
Il 1.5 Skyactiv-G mostra inevitabilmente una certa carenza di coppia ai bassi regimi, soprattutto quando la strada sale e i tornanti si susseguono rapidamente. Ed è proprio lì che nasce spontanea una domanda: cosa potrebbe fare questa stessa vettura con il 2.0 da 184 CV?
Una risposta che sarebbe interessante conoscere, soprattutto considerando che l'allestimento Homura, con la sua impostazione più sportiva, sembra quasi chiedere una motorizzazione capace di sfruttarlo fino in fondo.
Il sound, la posizione di guida praticamente rasoterra e quel cambio così preciso riescono però a far dimenticare parecchie cose. Anche che, nelle giornate più calde, l'abitacolo può trasformarsi rapidamente in una piccola sauna. O che alcune plastiche interne non sembrano appartenere a un'auto che sfiora i 40.000 euro. Senza dimenticare i vani portaoggetti praticamente inesistenti, la visibilità non sempre ottimale e una frenata che, almeno per quanto mi riguarda, non ha restituito sempre la confidenza desiderata nelle staccate più impegnative.

Eppure basta tornare a guidarla per qualche curva affinché questi pensieri finiscano rapidamente nel dimenticatoio.
Perché guardarla fa stare bene. Guidarla ancora di più.
La MX-5 non è perfetta, e forse non vuole esserlo. Ma in un panorama automobilistico sempre più tecnologico, pesante e filtrato dall'elettronica, rimane una piccola eccezione: un'automobile che non ha bisogno di essere velocissima per ricordarti quanto possa essere bello, semplicemente, guidare.